Virus Influenza A B e C
Nell’uomo il primo virus influenzale è
stato identificato in Inghilterra nel
1933, anche se già in precedenza erano
stati isolati virus influenzali in polli
o maiali, ed è più che probabile che
l’influenza esistesse già da secoli.
Dagli anni ‘30, comunque, gli scienziati
hanno individuato più tipi di virus, che
sono stati classificati come virus
di tipo A, B e C.
I virus di tipo A sono i più comuni.
Circolano nell’uomo, ma anche in altre
specie animali, quali uccelli, maiali
e cavalli. Essenzialmente sono virus
aviari, alcuni dei quali si sono
adattati all'uomo, ma possono passare
anche attraverso i suini, come
sembra sia successo proprio di recente
con la nuova influenza originata
in Messico (H1N1). Sono responsabili
delle forme più serie di influenza e
possono causare epidemie e pandemie.
I virus di tipo B circolano solo nell’uomo. Anche tali virus
possono causare epidemie, ma non sembra
siano in grado di indurre
pandemie. Causano, in genere una forma
di influenza meno severa di quella
dovuta ai virus di tipo A, anche se
hanno le potenzialità per diventare
pericolosi.
Il tipo C, d'altra parte, non è stato
collegato mai né con pandemie né con
grandi epidemie, e, solitamente, causa
infezioni asintomatiche o molto lievi ed
ha quindi scarsa rilevanza dal punto di
vista clinico.
Tutti i virus dell’influenza
appartengono al genere Orthomixovirus.
Sono particelle sferiche od ovoidali che
contengono acido ribonucleico (RNA),
racchiuso da un involucro proteico
costituito da due principali componenti:
le emoagglutinine (H) e le neuraminidasi
(N). Tali componenti sono quelle che
permettono al virus di penetrare
all’interno delle cellule ospite e di
infettarle, e sono anche i composti che
funzionano da antigeni e quindi vengono
riconosciute dal nostro sistema
immunitario.
Cos'è la nuova influenza
provocata dal virus A/H1N1?
La febbre suina è una malattia
respiratoria acuta dei maiali causata da
virus influenzali di gruppo A. Dei vari
sottotipi di virus isolati nei maiali i
principali sono di tipo H1N1, cioè
quelli responsabili dell’attuale
epidemia umana. Dopo i primi casi della
nuova influenza umana, che si sono
verificati in seguito a contatti molto
ravvicinati fra i maiali e l’uomo, il
nuovo virus A/H1N1 si è adattato
all'uomo ed è diventato trasmissibile da
persona a persona.
Si badi bene: l'influenza suina non
viene trasmessa attraverso il cibo e
dunque non esiste alcun rischio
d'infezione attraverso il consumo di
carne suina cotta o di prodotti a base
di carne suina.
Quali sono i sintomi e come si
distingue dalla "normale influenza"?
La “nuova” influenza si presenta
essenzialmente con una triade di
sintomi, rappresentata da febbre alta
(oltre i 38 gradi) che insorge
bruscamente, dolori muscolari e almeno
uno fra questi sintomi respiratori: mal
di gola, tosse, naso che cola. Di solito
l’esordio della malattia si accompagna
anche a mal di testa, a uno stato di
debolezza (o facile affaticamento) più o
meno intenso e qualche volta sono
presenti nausea o vomito. Questi ultimi
due sintomi però non sono tipici
dell’influenza. Se sono presenti
unicamente forte nausea, dolori
addominali e diarrea è più probabile che
non si tratti di influenza, ma di un'
infezione gastrointestinale dovuta a uno
dei tanti virus stagionali che possono
colpire l’apparato gastroenterico.
In definitiva, dal punto di vista
sintomatico, la nuova influenza non si
distingue in alcun modo dalla classica
influenza stagionale. La vera differenza
è rappresentata dal fatto che
l'influenza A si diffonde più
rapidamente dell’influenza stagionale e
quindi colpisce un maggior numero di
individui perché, trattandosi di un
nuovo virus, molte persone non hanno
ancora gli anticorpi per difendersi.
Come si trasmette e per quanti
giorni chi ne è affetto è contagioso?
La trasmissione da uomo a uomo del
virus dell'influenza A/ H1N1 avviene
principalmente attraverso le piccole
goccioline di saliva che vengono emesse
da tutti noi durante i colpi di tosse o
gli starnuti, ma anche attraverso il
contatto con le mani contaminate dalle
secrezioni respiratorie. Una via di
contagio può essere il bacio, una
carezza, bere dallo stesso bicchiere,
fumare la stessa sigaretta o
semplicemente stare a distanza
ravvicinata con una persona infetta.
Come già detto, dunque, i virus della
nuova influenza umana non sono trasmessi
dal cibo, cioè mangiando maiale o
prodotti a base di carne di maiale.
Di solito, le persone con influenza da
nuovo virus A/H1N1 vengono considerate
contagiose dal giorno precedente
all’insorgere dei sintomi e per almeno
quattro giorni successivi.I bambini,
specialmente i più piccoli, possono
potenzialmente diffondere il virus per
periodi più lunghi.
È una malattia grave?
Come la forma stagionale, l’influenza
suina nell'uomo può presentarsi in forma
lieve o grave, ma va detto subito che al
momento la gravità non appare fra le sue
caratteristiche: la regola è la
guarigione, non le complicanze e
tantomeno la morte.
La durata della malattia non oltrepassa
di solito i 4-5 giorni. Possono fare
eccezione i pazienti affetti da gravi
malattie polmonari o cardiache, i
diabetici,
gli individui con deficit del sistema
immunitario (da cause varie) per i
quali può risultare più prolungata o
andare incontro a complicanze
respiratorie.
Cosa fare in caso di sintomi
sospetti?
Se i sintomi, come spesso accade, sono
lievi e la persona colpita è in buona
salute è bene rimanere tranquilli, stare
a casa, evitare i contatti ravvicinati
con le altre persone (inclusi
possibilmente i conviventi) e seguire
alcuni
consigli
terapeutici generali.
Se i sintomi sono particolarmente
intensi, la malattia si protrae
oltre i normali 3-4 giorni oppure la
persona è affetta da altre malattie
importanti (cardiache,
respiratorie, renali) è bene chiamare il
medico, anziché recarsi di propria
iniziativa al pronto soccorso. Una
visita d’urgenza in ospedale può essere
indicata solo nei casi particolari in
cui insorgano difficoltà respiratorie
particolarmente severe e il medico di
famiglia non sia immediatamente
reperibile.
Come si effettua la diagnosi?
In seguito all’incremento
progressivo dei casi in Europa e in
Italia sono stati rafforzati i sistemi
di sorveglianza e non si ritiene
più indispensabile la conferma di
laboratorio dei casi sospetti. Pertanto
la diagnosi si fonda prima di tutto
sulla presenza dei sintomi sopra
elencati.
Per la diagnosi di influenza nel bambino
ricordate che:
Attualmente l’indicazione è quella di
eseguire l'analisi di laboratorio (solo
su indicazione del medico) in tutti i
casi caratterizzati da un andamento
clinico impegnativo per il quale si
ritiene opportuno richiedere un ricovero
in ospedale. Ai fini della sorveglianza,
inoltre, analisi di laboratorio sono
effettuate a campione e nei casi che si
sono manifestati in assenza di viaggi o
di contatti con casi confermati.
L’analisi si fa su un campione di
secrezioni prelevate dalle prime vie
respiratorie mediante un normale
tampone nasale o faringeo entro 4/5
giorni dall'inizio dei sintomi (cioè,
quando la persona è contagiosa).
Come si cura?
Come per le altre forme influenzali, la
terapia normalmente prevede il riposo e
l’assunzione di farmaci antipiretici per
abbassare la febbre (primo fra tutti, il
paracetamolo), analgesici o
antinfiammatori
per
calmare i dolori ed eventualmente
sedativi della
tosse.
Il trattamento dei sintomi, l’assunzione
di liquidi (acqua, tè,
succhi di frutta) ed il riposo
(protratto fino a 24-48 ore dopo la
scomparsa della febbre) sono in genere
sufficienti per la completa guarigione
nei casi non complicati.
Per alcuni soggetti a rischio (per
esempio i bambini sotto i due anni, gli
anziani sopra i 65 anni, i
pazienti affetti da diabete, malattie
croniche respiratorie, cardiovascolari,
epatiche, ematologiche, neurologiche o
neuromuscolari), i soggetti
immunodepressi, le donne in gravidanza o
in allattamento, gli asmatici in terapia
e le persone obese può essere indicato
l’impiego dei farmaci antivirali
(zanamivir e oseltamivir).
Questi farmaci, che si assumono in
compresse, sciroppi o spray per
inalazione, combattono i virus
dell’influenza agendo sulle proteine
utilizzate dai virus per entrare nelle
cellule dell’organismo ospite, sono
efficaci contro tutti i virus
influenzali e quindi anche quello della
nuova influenza, l’H1N1, che è di tipo
A.
Questi possono essere utili per ridurre
i sintomi e ad abbreviare i tempi di
guarigione, ma si devono adoperare solo
previa prescrizione medica: la terapia
andrebbe iniziata il prima possibile
(funziona meglio se iniziata entro due
giorni) e va protratta di regola per 5
giorni.
Attenzione però: usarli senza motivo
potrebbe procurare anche dei danni. Il
rischio infatti è che insorgano virus
resistenti al farmaco, rendendolo
inutile qualora l’assunzione
diventi realmente necessaria. Questi
farmaci si possono acquistare solo su
prescrizione medica, non sono
rimborsabili dal Servizio sanitario
nazionale e sono molto costosi. La
comparsa di complicazioni (per esempio
una bronchite o polmonite) può
richiedere la prescrizione di una
terapia antibiotica, che andrà comunque
sempre effettuata da un medico.
Quali sono le principali norme
di prevenzione?
Vaccinazione
L'arma migliore di prevenzione è
rappresentata dalla vaccinazione della
popolazione. Il vaccino specifico
contro il virus A(H1N1) sarà presto
disponibile.
In Italia, il Ministero della Salute ha
già fissato le norme principali per
l’esecuzione della campagna vaccinale
gratuita che riguarderà circa il 40%
della popolazione e prevede in una prima
fase (a metà del mese di novembre) la
vaccinazione di:
Entro la fine dell’anno sarà poi la
volta dei soggetti affetti da malattie
respiratorie fra i 2 e i 65 anni, mentre
infine a partire da gennaio 2010 i
vaccini saranno riservati alla
popolazione sana fra i 2 e i 27 anni,
cioè a quella fascia d'età che, dai dati
sull'andamento mondiale della malattia
da aprile ad oggi, risulta essere la più
colpita dall'infezione che, in
tali soggetti, si trasmette più
facilmente.
Norme generali
Una volta che si è stati colpiti dalla
nuova influenza, come del resto da
qualunque altra forma infettiva virale
delle vie respiratorie, è bene lavare le
mani dopo aver tossito o dopo essersi
soffiati il naso perche qui si vanno a
depositare, attraverso le goccioline di
saliva, le secrezioni infette. È bene
poi evitare di portare le mani a
contatto con occhi naso e bocca, usare
ognuno il proprio asciugamano, le
proprie stoviglie, evitare contatti
ravvicinati con persone sane, per
esempio baci o carezze, coprire con un
fazzoletto (possibilmente di carta) naso
e bocca quando si starnutisce e gettare
il fazzoletto dopo l’uso nella
spazzatura o nella biancheria da
lavare.
Mantenere una distanza adeguata (circa
un metro) tra persona e persona è
considerata una misura sempre efficace
per prevenire il contagio della
malattia.
Si raccomanda infine di rimanere a casa
se malati evitando di viaggiare, di
recarsi al lavoro o a scuola, allo scopo
di limitare i contatti possibilmente
infettanti con altre persone e ridurre
il rischio di complicazioni e infezioni
da parte di altri microbi.